I tempi, le modalità di attuazione e cosa prevedono le nuove norme per efficientare le case in Europa. Con l'obiettivo di abbattere le emissioni entro il 2050.
Dopo l’approvazione da parte del Parlamento Europeo, a seguito di un anno di trattative, finalmente la Direttiva Europea EPBD (Energy performance of building directive), ribattezzata in modo più semplice in Italia come Direttiva “Case Green”, è stata approvata in via definitiva.
I singoli Stati membri hanno ora due anni di tempo per presentare all’Ue un piano nazionale di ristrutturazione, in cui dettagliare le modalità e le tappe con cui hanno deciso di raggiungere gli obiettivi fissati dalla normativa europea.
La Direttiva guarda al futuro e determinerà nel giro di 20 anni circa, radicali cambiamenti nel patrimonio immobiliare degli italiani con un impatto di spesa per le famiglie che, stando ai dati pubblicati da Il Sole 24 Ore con Scenari Immobiliari, oscillerà tra i 20 e i 50 mila euro per singola proprietà.
Questo articolo, in continua evoluzione, vuole accompagnarvi lungo questo percorso di approvazione, lasciandovi sempre aggiornati su quanto avviene in Europa e quindi, a cascata, anche nel nostro Paese.
Di cosa stiamo parlando
La Direttiva “Case Green” è composta da un gruppo di norme compreso nel pacchetto Fit for 55 (un insieme di provvedimenti che l’Europa ha intrapreso per abbattere le emissioni di Co2 in diversi ambiti di applicazione) e pensato per incentivare la costruzione di edifici “sostenibili” e la ristrutturazione di quelli già esistenti a questo scopo.
L’obiettivo finale, stabilito in Europa, è quello di ridurre del 55% entro il 2030 le emissioni nocive rispetto ai livelli del 1990 e raggiungere le emissioni zero entro il 2050.
La situazione in Italia
In Italia il tema dell’efficientamento energetico è molto caldo. Secondo i dati Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili), infatti, su 12,2 milioni di abitazioni oltre 5 milioni non sarebbero in grado di rispettare e quindi garantire le performance indicate dalla UE. Inoltre, stando alle ultime analisi Enea, circa tre quarti degli immobili residenziali hanno una classe energetica inferiore alla D.
Questo significa che nei prossimi venti anni saranno moltissimi gli italiani alle prese con lavori di efficientemento energetico come la sostituzione di caldaie e di pompe di calore, nuovi infissi, l’installazione di pannelli fotovoltaici, l’applicazione di cappotti termici, in cambio di un risparmio graduale in bolletta oltre che di un miglioramento del benessere personale a ambientale.