Secondo il World Economic Forum, nei prossimi anni l’AI potrebbe eliminare 85 milioni posti di lavoro ma crearne 97 milioni di nuovi, ridisegnando il mercato occupazionale globale.
Il Time l’ha eletta “Persona dell’anno 2025” e la Treccani l’ha inserita nel vocabolario italiano. Oggi tutti ne parlano, tutti la conoscono e, soprattutto, la maggior parte delle persone la utilizza nella vita di tutti i giorni. Parliamo dell’Intelligenza Artificiale. Da anni al centro del dibattito tecnologico, sociale e politico, l’AI è una delle innovazioni più rivoluzionarie di sempre e, secondo il report Our World in Data del New York Times, si è diffusa più rapidamente di qualsiasi altra tecnologia nella storia dell’umanità.
Ormai è già perfettamente integrata in molti ambiti della vita quotidiana: dal lavoro alla scuola, dal tempo libero ai consumi, al punto che, secondo l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, in Italia l’AI è conosciuta dal 99% dei cittadini e, nella sua versione generativa, dall’89%.
A dividere l’opinione pubblica è, però, il sentiment che la circonda. Se il 59% dichiara un’opinione favorevole sull’AI, solo il 17% valuta davvero utile e positiva la sua adozione nei processi lavorativi. Insomma, la conosciamo, la usiamo, ma il suo reale potenziale continua a spaventare.
Ma prepariamoci, perché è inevitabile: la rivoluzione è alle porte. Se da un lato alcune professioni, oggi consolidate, potrebbero scomparire, dall’altro l’AI avrà anche il merito di generarne di nuove.
Secondo il World Economic Forum, nei prossimi anni l’intelligenza artificiale potrebbe eliminare circa 85 milioni di posti di lavoro ma allo stesso tempo crearne 97 milioni, ridisegnando completamente il mercato occupazionale globale.
Un’accelerazione senza precedenti
A differenza dei primi PC e di Internet, che hanno richiesto tempo prima di essere compresi e integrati nella vita di tutti i giorni, l’AI si è presentata fin da subito con funzionalità definite e percorsi di apprendimento chiari ed espliciti. Inoltre, non ha avuto bisogno di una produzione industriale e quindi di investimenti in fabbriche e infrastrutture.
Il report Goldman Sachs “The potentially large effects of Artificial Intelligence on economic growth” stima che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale potrebbe generare una crescita del PIL mondiale pari al 7% nei prossimi 10 anni, pari più o meno a 7.000 miliardi di dollari. Una spinta economica che rischia però di ampliare un divario già esistente tra le grandi economie: mentre Stati Uniti e Cina guidano la corsa tecnologica, l’Europa appare più indietro per investimenti e ricerca.
AI e mondo del lavoro: professioni a rischio e nuovi scenari
A preoccupare oggi è l’impatto dell’AI nel mondo del lavoro. Il timore è che possa sostituire l’uomo nelle attività ripetibili, prevedibili e che non richiedono una decisione propriamente “umana”. Secondo il MIT, negli Stati Uniti l’AI potrebbe sostituire oltre 20 milioni di lavoratori mentre in Italia il rischio di “sostituzione tecnologica” coinvolgerebbe tra 4 e 7 milioni di persone.
Tra i quaranta lavori più esposti compaiono interpreti, traduttori, redattori, storici, addetti al customer service, sviluppatori web, analisti di dati, venditori ma anche operatori della logistica e dei trasporti. Mansioni in cui, spiegano i ricercatori di Microsoft Research, l’AI sarebbe già più efficiente e precisa dell’essere umano.
Anche il mondo finance non è indenne da questa rivoluzione. Bloomberg stima che l’AI sia in grado di sostituire oltre il 50% delle attività di analisi di mercato e il 67% di quelle svolte dai rappresentanti commerciali.
Secondo l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, il 53% delle grandi aziende italiane ha già avviato progetti di inserimento dell’AI nei flussi di lavoro, spesso supportati da licenze come ChatGPT o Copilot. A rallentare l’adozione sono le PMI, ancora legate a modelli operativi tradizionali: solo il 7% delle piccole e il 15% delle medie imprese ha avviato percorsi di implementazione dell’intelligenza artificiale.
Il punto, però, non è se l’AI sostituirà alcune mansioni, ma in che modo e con quali tempistiche. Un processo di cui saremo tutti protagonisti e spettatori.